E' stata la prima ospite di Spazio Ferramenta. La prima ad aver creduto in noi e ad aver accettato di giocare nella nostra ludoteca. Ci ha fatto ridere e commuovere e ci ha permesso di celebrare la giornata della memoria con nuova consapevolezza. Tra uno spettacolo e l'altro Marta Cuscunà ha risposto alle nostre "parole contratte".
Spazio Ferramenta: L'anticonformismo è l'altra faccia del conformismo.
Cosa caratterizza il tuo tempo e come ti relazioni con il pensiero dominante?
Marta Cuscunà: Mi capita spesso di lavorare nelle scuole con ragazzi delle medie e delle superiori, ragazzi che hanno più o meno l'età di Ondina quando prese parte alla Resistenza, ragazzi che saranno il futuro del Paese. Quello che mi stupisce è che spesso la maggior parte di loro tende a non avere pensiero. O perlomeno (ed è quello che spero), mostrano di non averlo. Alla domanda "cosa ne pensi" la tendenza è quella di rispondere "mah... bu... non saprei... mmm... proprio non so..."
Invece di far esondare la curiosità, la voglia di domande, di dubbi, spesso sembrano pigramente aspettare un pensiero preconfezionato.
Ovviamente il tono della mia affermazione è provocatorio (non tutti sono così, per fortuna!).
Da parte mia credo di relazionarmi con questo atteggiamento attraverso lo spirito con il quale ho creato E' bello vivere liberi! Ovvero raccontando un'alternativa positiva e possibile. Dimostrando la forza e la bellezza del pensiero anticonformista e la gioia che può portare il fatto di seguirlo.
SF: Il pensiero contemporaneo. Eppur si muove!
Nonostante la crisi, nonostante la politica, nonostante i tempi che corrono, nonostante…
Ci segnali un’iniziativa, un’opera, una mostra che “crea pensiero”? Oppure consigliaci un libro appena pubblicato, un articolo recente, un film da vedere nelle sale.
MC: Vi segnalo la trilogia teatrale di Giuliana Musso.
Nati in casa
“Si nasceva in casa, una volta. Nei paesi c’era una donna che faceva partorire le donne.
La “comare”, la chiamavano, era la levatrice, l’ostetrica insomma.
Nati in casa racconta la storia di una donna che fu levatrice in un paese di provincia di un nord-est italiano ancora rurale.
Storia tutta al femminile che non si trova nei libri di storia ma nel ricordo delle persone.
E attraverso la memoria, una analisi della maternità di oggigiorno : modi, tempi, luoghi, figure professionali e protagonisti reali. Si nasce negli ospedali, oggi, assistiti da diverse figure professionali secondo precisi protocolli medici che mentre ci assicurano di poter far fronte ad ogni possibile complicanza, ci fanno scordare che la nascita non è una malattia ma una spontanea e straordinaria funzione del nostro corpo”.
Sexmachine
“Le prostitute si possono chiamare in molti modi: meretrici, fallofore, puttane, cocottes, passeggiatrici, belle di notte, lucciole, troie, sex-workers, donnacce, donne facili, donnine leggere… I clienti si chiamano clienti.
Sexmachine ovvero del bisogno di ricerca di sesso altro. Andare a puttane non è una malattia. Devono parlare gli uomini: abbiamo bisogno di sapere del loro grande amore per le prostitute e del loro simultaneo disprezzo per queste donne. Mentre il mercato si espande e la domanda di sesso mercenario cresce, crescono gli abusi, i crimini, e si concretizza, sotto forma di leggi dello Stato, la voglia di ridurre la libertà delle donne e di limitare il loro diritto ad esercitare con dignità e sicurezza il loro mestiere. La prostituta e i suoi clienti sono i soggetti del più grande paradosso dei nostri tempi”.
Tanti saluti
“Tanti saluti vuole esplorare il tema del morire ai nostri tempi. Tanti saluti porta in scena tre clown e a loro consegna il non dicibile: il racconto delle paure, degli smarrimenti e delle soluzioni paradossali che mettiamo in atto di fronte alla morte. Unici oggetti di scena: tre nasi rossi e una cassa da morto.
Ridere di questi argomenti è necessario, utile, illuminante. Non è forse ridicola fino alle lacrime la nostra stupida pretesa d’immortalità? Si ride della morte per non finire nella trappola dell’horror vacui che ci può paralizzare a tal punto da non riuscire più a vivere. Ridere per sdrammatizzare, per riconoscerci e fare banda, per stemperare il nichilista “tanto si deve morire” che toglie senso alla vita stessa. E poi abbracciare il pensiero della nostra fine con un sorriso ci può aiutare ad infondere alla nostra esperienza di vita e di morte una leggerezza densa e liberatrice. Infine: ridere perché l’opera artistica possa, di fronte alla morte, balbettare senza vergogna”
SF: Featuring.
Hai in mente il progetto ideale, ma ti serve un collaboratore con competenze diverse dalle tue. Con chi sceglieresti di lavorare?
MC: Con un teologo. Ma un teologo assolutamente laico!
Spazio Ferramenta: L'anticonformismo è l'altra faccia del conformismo.
Cosa caratterizza il tuo tempo e come ti relazioni con il pensiero dominante?

Invece di far esondare la curiosità, la voglia di domande, di dubbi, spesso sembrano pigramente aspettare un pensiero preconfezionato.
Ovviamente il tono della mia affermazione è provocatorio (non tutti sono così, per fortuna!).
Da parte mia credo di relazionarmi con questo atteggiamento attraverso lo spirito con il quale ho creato E' bello vivere liberi! Ovvero raccontando un'alternativa positiva e possibile. Dimostrando la forza e la bellezza del pensiero anticonformista e la gioia che può portare il fatto di seguirlo.
SF: Il pensiero contemporaneo. Eppur si muove!
Nonostante la crisi, nonostante la politica, nonostante i tempi che corrono, nonostante…
Ci segnali un’iniziativa, un’opera, una mostra che “crea pensiero”? Oppure consigliaci un libro appena pubblicato, un articolo recente, un film da vedere nelle sale.
MC: Vi segnalo la trilogia teatrale di Giuliana Musso.
Nati in casa
“Si nasceva in casa, una volta. Nei paesi c’era una donna che faceva partorire le donne.
La “comare”, la chiamavano, era la levatrice, l’ostetrica insomma.
Nati in casa racconta la storia di una donna che fu levatrice in un paese di provincia di un nord-est italiano ancora rurale.
Storia tutta al femminile che non si trova nei libri di storia ma nel ricordo delle persone.
E attraverso la memoria, una analisi della maternità di oggigiorno : modi, tempi, luoghi, figure professionali e protagonisti reali. Si nasce negli ospedali, oggi, assistiti da diverse figure professionali secondo precisi protocolli medici che mentre ci assicurano di poter far fronte ad ogni possibile complicanza, ci fanno scordare che la nascita non è una malattia ma una spontanea e straordinaria funzione del nostro corpo”.
Sexmachine
“Le prostitute si possono chiamare in molti modi: meretrici, fallofore, puttane, cocottes, passeggiatrici, belle di notte, lucciole, troie, sex-workers, donnacce, donne facili, donnine leggere… I clienti si chiamano clienti.
Sexmachine ovvero del bisogno di ricerca di sesso altro. Andare a puttane non è una malattia. Devono parlare gli uomini: abbiamo bisogno di sapere del loro grande amore per le prostitute e del loro simultaneo disprezzo per queste donne. Mentre il mercato si espande e la domanda di sesso mercenario cresce, crescono gli abusi, i crimini, e si concretizza, sotto forma di leggi dello Stato, la voglia di ridurre la libertà delle donne e di limitare il loro diritto ad esercitare con dignità e sicurezza il loro mestiere. La prostituta e i suoi clienti sono i soggetti del più grande paradosso dei nostri tempi”.
Tanti saluti
“Tanti saluti vuole esplorare il tema del morire ai nostri tempi. Tanti saluti porta in scena tre clown e a loro consegna il non dicibile: il racconto delle paure, degli smarrimenti e delle soluzioni paradossali che mettiamo in atto di fronte alla morte. Unici oggetti di scena: tre nasi rossi e una cassa da morto.
Ridere di questi argomenti è necessario, utile, illuminante. Non è forse ridicola fino alle lacrime la nostra stupida pretesa d’immortalità? Si ride della morte per non finire nella trappola dell’horror vacui che ci può paralizzare a tal punto da non riuscire più a vivere. Ridere per sdrammatizzare, per riconoscerci e fare banda, per stemperare il nichilista “tanto si deve morire” che toglie senso alla vita stessa. E poi abbracciare il pensiero della nostra fine con un sorriso ci può aiutare ad infondere alla nostra esperienza di vita e di morte una leggerezza densa e liberatrice. Infine: ridere perché l’opera artistica possa, di fronte alla morte, balbettare senza vergogna”
SF: Featuring.
Hai in mente il progetto ideale, ma ti serve un collaboratore con competenze diverse dalle tue. Con chi sceglieresti di lavorare?
MC: Con un teologo. Ma un teologo assolutamente laico!